Roma Today – Lazio Nuoto

Il Consiglio di Stato annulla l’aggiudicazione della piscina comunale: “Ennesimo fallimento di Raggi”

La piscina della Garbatella, per decenni gestita dalla SS Lazio, era al centro di un contenzioso.

L’aggiudicazione della piscina comunale della Garbatella va annullata. Lo ha deciso la sezione quinta del Consiglio di Stato, a cui si era rivolta la SS Lazio Nuoto la società che, per decenni, aveva gestito l’impianto.

Una vicenda annosa La piscina comunale, situata tra viale Giustiniano Imperatore e via della Villa di Lucina, è stato uno dei primi impianti sportivi comunali che il Campidoglio a trazione Cinque stelle ha messo a bando. La procedura però, per le modalità con la quale era stata scritta, è stata subito impugnata dalla società biancoceleste. Secondo la Lazio Nuoto tendeva a premiare più l’offerta economica che quella sportiva e sociale. Aspetti tutt’altro che secondari perché, alla Garbatella, è stata costruita la fortuna della Lazio Nuoto: una realtà che nella propria bacheca può esibire titoli olimpionici, europei e nazionali. E che può vantare anche una sezione paralimpica di assoluto rilievo in campo italiano.

La piscina assegnata alla SSD Maximo Il Campidoglio ha però sempre difeso il proprio bando che ha finito per premiare un’altra società, in grado di dare maggiori garanzie sul piano economico: la SSD Maximo. Ne è conseguita una sollevazione popolare ed una serie di ricorsi avviati dalla Lazio Nuoto, piazzatasi seconda nella gara. Il Campidoglio è stato comunque irremovibile e, nonostante il contenzioso legale in corso, davanti a decine di cittadini in protesta, ha preteso la consegna delle chiavi al nuovo concessionario. Ne aveva diritto per il risultato ottenuto con il bando capitolino. Solo che, ora, quell’aggiudicazione va annullata.

Cosa prevede la sentenza “In accoglimento del motivo di ricorso proposto da S.S.D. Lazio Nuoto – si legge nella sentenza pubblicata il 15 settembre dal Consiglio di Stato – il provvedimento di aggiudicazione va annullato e disposta l’esclusione di S.S.D. Maximo a r.l. (a cui l’impianto era stato assegnato ndr) dalla procedura di gara per violazione dell’art. 5 del disciplinare di gara”. Cosa preveda quell’articolo viene riportato all’interno della stessa sentenza. “Il gruppo imprenditoriale cui la società (la SSD Maximo) è riconducibile è, infatti, già titolare di due concessioni di impianti sportivi di proprietà comunale”. E quindi, si legge sempre nella sentenza “l’aggiudicazione porterebbe all’acquisizione di un terzo impianto”.

Una vittoria storica “Sono stati tre anni terribili, che rimarranno nella storia del nostro sodalizio. Non ricordo in tutti questi anni tanto accanimento ingiustificato contro i colori biancocelesti. Ora finalmente la giustizia ha messo la parola fine a questa triste vicenda” ha commentato Massimo Moroli, il presidente della Lazio Nuoto. “Una battaglia legale dispendiosa, resa ancor più difficoltosa dall’atteggiamento quasi ostruzionistico di Roma Capitale” ha commentato l’avvocato Daniele Sterrantino, soddisfatto perché “sono state accolte le nostre ragioni ed in particolare quella che evidenziava l’elusione della norma voluta dalla stessa amministrazione di non avere una concentrazione degli impianti sportivi capitali ad uno stesso soggetto imprenditoriale. Norma voluta a parole – ha rimarcato il legale – ma smentita nei fatti”.

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