Quali sono gli effetti dell’emergenza COVID-19 sui contratti in essere? È il quesito che molti ci stanno rivolgendo.

La risposta non può essere ovviamente univoca, ma proverò a fornire qualche indicazione valida in via generale.

Il punto di partenza è che il “COVID-19” rappresenta, o può rappresentare, una valida causa di forza maggiore.

Come sancito dallo stesso legislatore, all’art. 91 del decreto Cura Italia, infatti “Il rispetto delle misure di contenimento di cui al presente decreto è sempre valutata ai fini dell’esclusione, ai sensi e per gli effetti degli artt. 1218 e 1223 c.c., della responsabilità del debitore anche relativamente all’applicazione di eventuali decadenze o penali connesse a ritardati o omessi versamenti”.

L’applicabilità della causa di forza maggiore si estende poi nei casi in cui l’emergenza coronavirus incida su rapporti contrattuali da eseguirsi nel tempo, ai sensi del disposto degli art. 1256 e/o 1467 c.c..

Tanto che, a specifico supporto del commercio internazionale (e quindi, nel caso di contratti con imprese e/o enti esteri) il Ministero dello Sviluppo Economico, con circolare del 25.03.2020, ha indicato alle Camere di Commercio di rilasciare a chi ne fa domanda, le “Attestazioni camerali di sussistenza cause di forza maggiore per emergenza COVID-19”.

In tal modo l’impresa richiedente può dichiarare “ufficialmente” di non aver potuto assolvere nei tempi agli obblighi contrattuali precedentemente assunti, per motivi imprevedibili e indipendenti dalla volontà e capacità aziendale, facendo riferimento alle restrizioni disposte dalle Autorità di governo e allo stato di emergenza in atto nel nostro Paese.

Necessariamente, però, dovrà tenersi conto delle previsioni contenute nel contratto e, soprattutto, verificare in concreto – caso per caso – se l’effetto coronavirus abbia effettivamente determinato l’impossibilità, totale o parziale, della prestazione.

Così come dovrà valutarsi l’atteggiamento della parte inadempiente, che – secondo gli immanenti canoni di diligenza contrattuale – dovrà comunque informare prontamente l’altra parte, ed adottare le misure possibili a mitigare le conseguenze dell’evento dannoso.

Insomma, se in linea di principio l’epidemia in corso può essere legittimamente considerata una causa di esonero da colpa per chi è inadempiente, non potrà comunque prescindersi da un’attenta valutazione del singolo rapporto contrattuale.

Per cui ben potrà condursi tale indagine ed, eventualmente, agire in tal senso.